I BRICS e la nuova moneta per scalzare l’egemonia del dollaro USA

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A poche ore dall’inizio del vertice dei BRICS, il presidente Brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha dichiarato che uno degli ordini del giorno riguarderà la creazione di una nuova moneta comune. L’obbiettivo è quello di scalzare l’egemonia del dollaro USA, in modo da “consentire maggiori scambi senza dipendere dalla valuta di un Paese terzo”.
Con il termine BRICS, come ormai sappiamo, ci si riferisce all’unione dei seguenti paesi: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Paesi, quest’ultimi, caratterizzati da una forte crescita del prodotto interno lordo (PIL) e della quota nel commercio mondiale nell’ultimo ventennio.
Oggi, I BRICS valgono circa un quarto della ricchezza mondiale e contano il 42% della sua popolazione.
“La cooperazione tra i Paesi del sud del globo, ha spiegato Lula, è essenziale per affrontare le disuguaglianze, la crisi climatica e per un mondo più equilibrato ed equo”. Ma cosa pensano gli altri leader intervenuti all’appuntamento?

La nuova moneta dei BRICS si farà?

Al vertice dei BRICS ha partecipato anche Vladimir Putin in videoconferenza. Il presidente russo, durante un suo intervento ha affermato che quanto segue:

“Un processo equilibrato e irreversibile di de-dollarizzazione dei nostri legami economici sta prendendo piede, con sforzi intrapresi per sviluppare meccanismi efficienti di accordi reciproci, nonché di controllo monetario e finanziario”.

In questa direzione sembrerebbe voler andare anche il presidente cinese Xi Jinping, o quanto meno non si è mai detto espressamente contrario. C’è però da dire che il principale motivo della presenza del leader cinese sembrerebbe soltanto quello di voler rafforzare la sua influenza sugli altri paesi in via di sviluppo, in un contesto di sempre maggiori tensioni con l’occidente e, in particolare, con gli Stati Uniti.
Al contrario, Cyril Ramaphosa, capo di stato sudafricano, durante un discorso alla nazione trasmesso in diretta televisiva, ha affermato che il suo Paese “ha intrapreso una politica di non allineamento” e che “non si lascerà trascinare in una competizione tra potenze mondiali”.

 

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